Le Fosse Ardeatine

 

Il 24 marzo 1944, a Roma, si consumò uno degli eccidi più atroci della Seconda guerra mondiale in Italia. In seguito a un attacco partigiano avvenuto il giorno precedente in via Rasella, in cui morirono 33 soldati tedeschi appartenenti alla polizia militare delle SS, le autorità naziste decisero di attuare una dura rappresaglia. Per ogni tedesco ucciso, dovevano essere fucilati dieci italiani.

Il giorno successivo, 335 persone furono prelevate, in gran parte prigioniere nelle carceri di via Tasso e Regina Coeli, ma anche semplici civili, e condotte nelle cave di pozzolana situate lungo la via Ardeatina. Tra loro c’erano ebrei, antifascisti, militari sbandati, intellettuali, operai, religiosi e persino ragazzi minorenni. Tutti furono brutalmente assassinati e i loro corpi furono sepolti sotto tonnellate di esplosivo, nel tentativo di occultare le prove.

Dopo la fine del conflitto, le Fosse Ardeatine furono trasformate in un sacrario monumentale, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, inaugurato nel 1949. Oggi il luogo rappresenta uno dei simboli più forti della memoria della Resistenza italiana, della lotta contro il nazifascismo e del sacrificio delle vittime civili. Ogni anno, autorità e cittadini vi si recano per commemorare l’eccidio e riflettere sui valori di libertà, giustizia e democrazia.

Curiosità

Chi ordinò materialmente l’eccidio delle Fosse Ardeatine?

Fu ordinato dal comandante delle SS a Roma, Herbert Kappler, con l’approvazione di Adolf Hitler.

Come vennero scelti i prigionieri da uccidere?

Furono scelti frettolosamente tra detenuti politici, ebrei e altri prigionieri già arrestati, molti dei quali senza alcun legame con l’attentato di via Rasella.

Qual è stata la reazione dell’opinione pubblica italiana dopo l’eccidio?

La notizia dell’eccidio provocò sgomento e dolore, ma anche un rafforzamento del sentimento antifascista e della lotta partigiana.

Cosa accadde a Herbert Kappler dopo la guerra?

Fu arrestato, processato e condannato all’ergastolo nel 1948. Nel 1977 fuggì clamorosamente dall’ospedale militare del Celio, aiutato dalla moglie, e si rifugiò in Germania, dove morì poco dopo.